Cestini di fiori, piatti e posate per le donne. Fucili, sciabole e immancabile cappello piumato per gli uomini. Tutto nel nome della tradizione, che in Alto Adige è legge non scritta. È il comandante degli Schützen sudtirolesi, Christoph Schmid, a provare a mettere la parola fine al dibattito nato in Austria sul ruolo delle donne quando si tratta di indossare i costumi tipici e partecipare alle rievocazioni storiche. Passo indietro: nelle cerimonie degli Schützen, l'associazione che si ispira alla tradizione delle milizie tirolesi, la separazione tra uomini e donne è netta e insindacabile. I primi sono quelli dediti alla difesa della patria e quindi imbracciano le armi, fortunatamente oggi solo per sparare a salve; le seconde sono le cosiddette Marketenderinnen (vivandiere), e il loro compito è storicamente quello di distribuire cibo ai soldati, curare i feriti e, in generale, tener su il morale delle truppe. In Austria però qualcosa sta cambiando: due compagnie hanno presentato la richiesta di ammettere anche le donne come vere e proprie tiratrici (Gewehrschützinnen), aprendo un dibattito che potrebbe cambiare il volto dell'associazione. Il comandante tirolese Thomas Saurer ha annunciato che a partire dall’autunno verrà avviato «un processo di discussione e una decisione democratica di base».