Ad un libro commissionatomi nel 1979 per le edizioni del Giornale –“Dc contro Dc”, come il Kramer contro Kramer di quell’anno nelle sale cinematografiche - Indro Montanelli appose una sola correzione. Nel sottotitolo, che da “Miserie e splendori di un partito di cera”, da me proposto pensando alla capacità che aveva lo scudo crociato di adattarsi alle situazioni e interpretare la maggioranza sostanzialmente moderata dell’elettorato, pur in presenza di correnti di sinistra, Montanelli preferì la dizione “partito di gomma”. Per la capacità che aveva avuto e aveva ancora la Democrazia Cristiana, anche con l’aiuto del «voto a naso turato» da lui procuratole per proteggerla dal pericolo concreto del sorpasso comunista, di assorbire i colpi.

Non dimentichiamo che non più tardi di quattro anni prima la Dc appena tornata nelle redini di Amintore Fanfani, dopo una lunga segreteria del suo ormai ex delfino Arnaldo Forlani, aveva subìto la pesantissima sconfitta referendaria sul divorzio. Che l’aveva resa debole anche a quella specie di assedio che le aveva posto Enrico Berlinguer con la proposta del “compromesso storico”. Passata nella modesta e provvisoria variante della cosiddetta maggioranza di “solidarietà nazionale”, comprensiva appunto del Pci, che consentì allo scudo crociato di governare fra il 1976 e l’inizio del 1979 con due monocolori, interamente composti cioè da democristiani, sotto la guida di Giulio Andreotti.