Caricamento player
Martedì, dopo più di 50 tentativi, il parlamento del Kosovo aveva infine eletto il proprio presidente, riuscendo apparentemente a sbloccare una crisi che andava avanti dallo scorso aprile e che dipende in larga parte dalla frammentazione della politica kosovara e dal complicato assetto istituzionale che la regola. Apparentemente perché negli ultimi giorni si è capito che la crisi non era davvero superata. Per poter iniziare a operare, e per poter poi dare la fiducia a un nuovo governo, il parlamento kosovaro deve infatti riuscire a eleggere tutta la sua presidenza: che vuol dire il presidente e cinque vicepresidenti. Ora ci si è incagliati su un vicepresidente, quello che rappresenta la minoranza serba.
La crisi, iniziata dopo le ultime elezioni di febbraio, può sembrare il risultato di un tecnicismo, ma in realtà è sintomo di una difficoltà più grande nel far funzionare un sistema così complesso. Il vicepresidente che rappresenta la minoranza serba è infatti una delle tutele istituzionali previste dalla Costituzione kosovora a favore della minoranza serba del Kosovo, che non ha mai accettato l’indipendenza del paese dalla Serbia, avvenuta nel 2008, e ha sempre avuto rapporti tesi con le autorità kosovare.






