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29 AGOSTO 2025

Ultimo aggiornamento: 14:34

L’appello di 1.500 artisti e cineasti alla Mostra del Cinema di Venezia per una chiara presa di posizione contro il massacro di Gaza, contro i suoi perpetratori e per chiare prese di posizione della Mostra “sulla pulizia etnica, sull’apartheid, sull’occupazione illegale dei territori palestinesi, sul colonialismo e su tutti i crimini contro l’umanità commessi da Israele per decenni e non solo dal 7 ottobre” è rimasto finora inascoltato.

Di fronte alla manifestazione prevista per sabato a Venezia la direzione della Mostra cerca di dare un colpo al cerchio e uno alla botte, affettando sensibilità umanitaria ma evitando accuratamente di schierarsi in senso politico. Il direttore Alberto Barbera ha puntualizzato che estromettere, come qualcuno ha chiesto, chi utilizza la propria esposizione nel cinema per supportare il governo israeliano o il suo esercito sarebbe censura. Gli sfugge forse che esistono anche criteri etici, oltre che estetici, per selezionare i partecipanti a una Mostra: un attore o regista che sostenessero la correttezza della scelta russa di invadere l’Ucraina, la liceità della pedofilia o la superiorità della razza ariana non sarebbero giustamente ammessi.