In un tempo in cui lo Stato fatica a stare al passo con la complessità sociale ed economica che il mondo contemporaneo impone, il principio di sussidiarietà torna a imporsi come fondamento di una visione moderna dell’azione pubblica. Non si tratta di un concetto astratto, né di una suggestione dottrinale. Al contrario, la sussidiarietà – nella sua accezione verticale e orizzontale – rappresenta una leva concreta per riformare le istituzioni, razionalizzare le risorse, valorizzare le energie diffuse nella società civile. Ed è proprio in questa cornice che si colloca la riflessione sull’urgente riforma del sistema delle Professioni ordinistiche.

Gli Ordini professionali, enti di diritto pubblico a base associativa, sono per natura espressione di quella “sussidiarietà organizzata” che l’articolo 118, quarto comma, della Costituzione eleva a principio generale dell’ordinamento. Sono soggetti che operano nel nome e per conto dello Stato, esercitando funzioni di rilevanza pubblica – dalla tenuta degli albi alla vigilanza deontologica – e, al contempo, agiscono in rappresentanza delle comunità professionali, contribuendo alla tutela di interessi collettivi essenziali: la salute, la legalità, la sicurezza, la giustizia sociale, il lavoro.