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Ultimo aggiornamento: 7:40

Luca Sommi chiede a Paolo Rossi cosa pensa della sinistra italiana e il geniale giullare di scuola milanese (nato a Monfalcone) gli risponde che ormai non segue più la politica in base alla tradizionale cartellonistica destra/sinistra, bensì secondo gli indicatori post-Covid sopra/sotto.

Suggerimento contromano che nessuno dei diretti destinatari prenderà in considerazione; in particolare chi ne avrebbe più bisogno, tipo la smarrita nella politica italiana Elly Schlein, a cui hanno lesionato il personale gps di orientamento politico. Sebbene non si sappia se l’operazione destabilizzante sia opera dell’ucraino che ha sabotato il gasdotto Nord Stream o del manipolo di guastatori nostrani, rintanati nei meandri del Pd e più noti con l’appellativo di “cacicchi”.

Comunque si tratta di un’operazione che viene da lontano, finalizzata a disarticolare i modelli di rappresentazione che accompagnarono l’uscita dalla catastrofe annunciata del 1929 e guidarono la ricostruzione europea del secondo dopoguerra. Dunque la lunga egemonia liberal-socialista del pensiero keynesiano, che proponeva un assetto progressista di democrazia partecipata e inclusiva. L’alleanza borghesia produttiva e lavoro organizzato sindacalmente, vigente nel cinquantennio che va dalla fine degli anni venti ai roaring Seventies. Un periodo di capitalismo amministrato durante il quale le grandi ricchezze mordevano il freno, predisponendo gli apparati comunicativi per divorziare da welfare e democrazia, demonizzando le politiche pubbliche e promuovendo campagne anti-tasse. La fase preparatoria all’avvento dell’attuale cinquantennio contro-rivoluzionario thatcheriano–reaganiano e dei loro seguaci.