LONGARONE (BELLUNO) - Luca Zaia ha dichiarato che non torna mai sul luogo del delitto. «Ma se mi inviteranno, verrò a vedere i Giochi da tifoso, perché tifo per il Veneto, per la provincia di Belluno, per Cortina d’Ampezzo», confida il presidente della Regione, che fra meno di cento giorni non sarà più il governatore olimpico in carica e allora si toglie qualche sassolino dalle scarpe con cui calca il palco di Longarone. «Questo evento – dice alla platea gremita di rappresentanti bellunesi delle istituzioni e delle categorie – serve al territorio dal punto di vista culturale, perché non ci avete creduto, salvo pochissimi fra cui Lorraine Berton (la presidente di Confindustria Belluno Dolomiti, ndr.), che invece ha fatto il diavolo a quattro. Dovete smetterla con questa specie di fado portoghese, piangere non serve a niente: voi sarete, e noi saremo, al centro dell'attenzione planetaria».
Il clima della giornata sembrerebbe di tregua olimpica, fin dalla stretta di mano con l’assessore regionale Gianpaolo Bottacin, nel primo incontro ravvicinato dopo il caso delle spese per la comunicazione. Ma il bob rosso “Italia”, esposto fra i cimeli del 1956, è un richiamo irresistibile per rinfocolare le polemiche che hanno scandito la corsa al 2026. Rivanga infatti Zaia: «Il dossier si chiamava solo “Milano”, queste Olimpiadi non erano per noi. In seguito però è stata presentata la proposta “Torino”. A quel punto mi sono detto: garantito che queste due città litigano. Così infatti è stato. Nottetempo ho fatto costruire la candidatura “Milano Cortina” e ci siamo trovati a Losanna, con le garanzie messe solo dalle due Regioni e dalle due città, mentre la Svezia schierava in prima fila i reali a sostegno di Åre. Quando la sindaca di Stoccolma ha cantato a cappella gli Abba, ho pensato: siamo rovinati. Invece poi il presidente Thomas Bach ha annunciato il verdetto che ancora oggi mi emoziona». All’epoca seguì un salto di gioia con distorsione del ginocchio, adesso il leghista è in mezza convalescenza per una storta alla caviglia. Ma non c’è legamento che possa trattenere la strigliata ai critici e agli scettici: «Vi piaccia o non vi piaccia, si parlerà solo di Olimpiadi dal 6 febbraio. Arriveranno qui 2 milioni di persone. Saranno sintonizzati 3 miliardi di telespettatori. Secondo lo studio di Banca Ifis, il pre, il durante e il post Olimpiadi cuberanno 5,3 miliardi. Se a qualcuno fanno schifo le gru a Cortina, sappia che invece a noi fanno piacere. Del resto sono sicuro che se non avessi ottenuto le Olimpiadi, mi avrebbero fatto un culo così». Segue richiesta di perdono a don Ivano Brambilla, parroco decano di Cortina: «Me la abbona questa? Ormai non è più una parolaccia...».






