Luca Zaia*
Sapevo che, di fronte alla cerimonia inaugurale dei Giochi Olimpici invernali, avrei messo a dura prova le mie emozioni: le Olimpiadi ti colpiscono sempre, a prescindere da che osservatorio le guardi. Ma esserci, a San Siro, e vedere con i miei occhi quello che stava accadendo, quello che abbiamo sognato, inventato e realizzato, è stata un’emozione unica.
Io queste Olimpiadi le ho sognate da bambino: lo sci, la neve, il ghiaccio. E il bob, soprattutto. Quanti bambini della mia generazione non hanno desiderato sentirsi campioni su un bob di plastica rossa?
Forse è anche per questo che, mentre lo stadio di riempiva di musica e colore, mi è passato davanti un “film”: un flashback di tutto quello che è servito per arrivare fin lì. Per anni la candidatura nazionale ai Giochi del 2026 è sembrata quasi intoccabile. Ricordo bene che, quando sentivo parlare del dossier “Milano 2026” (all’epoca c’era solo la candidatura unica), pensavo: ”Magari accadesse anche a noi”. Poi nel 2018 anche Torino ha presentato il suo dossier ‘Torino 2026’ e ho capito che non potevamo restare spettatori, mi sono detto: “E noi? Con le montagne più belle del mondo, patrimonio Unesco, e una tradizione olimpica vera, possiamo permetterci di restarne fuori?”. Ho deciso di costruire un dossier in piena autonomia, con un blitz: portare Cortina nella scena internazionale, metterla al centro della partita. Proprio a 70 anni dall’accensione di quel braciere che diede il via alle mitiche olimpiadi invernali del ‘56, le pene viste in televisione nella storia dei cinque cerchi.













