Un’impresa familiare, dj internazionali, notti di follia e due bombe
di Nicola Baroni
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Certe intuizioni assomigliano a reazioni chimiche: metti il re dei matrimoni pugliesi in un club londinese, può uscirne soltanto una follia. Fu così che nacque appunto il Divinae Follie, punto di riferimento delle notti degli anni 90. Dopo la riviera romagnola, tappa obbligata dei tour di dj internazionali e cantanti italiani più caldi del momento diventò Bisceglie, paese allora lontano dai giri turistici: qui nel 1990 Vito Mastrogiacomo aveva aperto la discoteca più nota del Sud Italia. Incurante del fatto che all’inizio nessuno tra impresari comunali, architetti e ingegneri avallasse la sua lucida follia. E incurante delle bombe – due – e delle minacce da parte della malavita locale che si vide recapitare una volta aperte le porte ai primi Joe T Vannelli, Curiosity Killed the Cat, dj Ralf. Quattro piani da 1.600 metri quadrati: un tempio che nel suo decennio d’oro ha ospitato il meglio degli italiani agli esordi – Ligabue, Jovanotti, Fiorello –, ma anche le star internazionali: il padre dell’house music Frankie Knukles, David Morales, Bob Sinclar, Martin Solveig, Soul II Soul, Shaggy. Dal Bronx a Bisceglie: «E alcuni pretendevano di ricreare il Bronx a Bisceglie», racconta Titti Mastrogiacomo, figlia del fondatore ed ex direttrice artistica. «Arrivavano con 30 persone al seguito, su autobus a due piani con tanto di cuochi personali e cucine da campo, e in paese non c’erano servizi adeguati. Lo chef di Coolio ci chiese 40 ali di pollo: non sapevamo dove andare a cercarle. Gli prestammo le cucine del nostro centro per matrimoni: a un certo punto mi chiamò il nostro chef preoccupato: “Qui si rollano di tutto e non sai che odore: altro che pollo!”».









