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Il 27 agosto 1995, trent’anni fa, si giocò la prima giornata della Serie A di quella stagione, con due nuove regole. Una riguardò le sostituzioni, che diventarono tre per ogni squadra. Un’altra – meno rilevante in termini sportivi, eppure di grande impatto mediatico – riguardò l’introduzione della numerazione libera per le maglie dei calciatori. Dal 27 agosto 1995 ogni calciatore di Serie A avrebbe avuto un numero di maglia fisso per tutta la stagione (prima poteva cambiare di partita in partita) con la conseguenza che sopra a quel numero fisso sulle maglie si iniziarono a scrivere anche i cognomi dei calciatori, che prima invece non c’erano.
Fino alla fine della stagione 1994-95 gli 11 giocatori che iniziavano una partita di Serie A lo facevano indossando le maglie dall’1 all’11. Roberto Baggio, che giocava nella Juventus, lo faceva con il 10. Nella stagione 1995-96 Baggio, che nell’estate del 1995 era passato al Milan, giocò invece con il 18, perché il 10 era di Dejan Savićević. E con quel numero, accompagnato dal suo cognome, giocò per tutto il campionato.
La Serie A 1994-95 era stata la prima in cui le vittorie valevano tre punti anziché due: l’aveva vinta la Juventus e il calciatore ad aver segnato più gol era stato Gabriel Batistuta, allora alla Fiorentina. Per la stagione 1995-96 molte squadre avevano fatto cambiamenti importanti: per l’Inter era il primo campionato con Massimo Moratti presidente; il Milan si era rinforzato con Baggio e George Weah, arrivato in estate dal Paris Saint-Germain; la Juventus aveva puntato sul rinforzare difesa e centrocampo e il Parma aveva comprato il bulgaro Hristo Stoičkov, vincitore nel 1994 del Pallone d’oro, il più importante premio per un calciatore. Era arrivato primo davanti a Baggio (vincitore nel 1993) e Paolo Maldini, difensore del Milan.







