La grazia infiamma la Mostra di Venezia. Un’opera che conferma l’ossessione di Paolo Sorrentino per i dilemmi morali e per il tema del potere, questa volta declinato in chiave istituzionale, con Toni Servillo nel ruolo del Presidente della Repubblica Mariano De Santis, vedovo, cattolico, giurista, uomo di legge chiamato a decidere su due richieste di grazia legate all’eutanasia. Il film nasce da uno spunto reale: la grazia concessa da Sergio Mattarella a un uomo che aveva ucciso la moglie malata di Alzheimer. Da lì Sorrentino ha immaginato un presidente che vive il Quirinale come luogo solenne e silenzioso, in cui la routine del potere è interrotta da dilemmi più grandi di lui.

Non soltanto la firma di una legge controversa, ma la questione di coscienza che si intreccia con il suo lutto privato: l’amore mai sopito per la moglie scomparsa otto anni prima, e la presenza della figlia (Anna Ferzetti), anch’essa giurista, con cui condivide una fede nel diritto e nella responsabilità pubblica.

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UN FILM SULL’AMORE