MESTRE (VENEZIA) - Mariano De Santis, i dolori di un vecchio Presidente. Nell'ultimo film di Paolo Sorrentino, La Grazia, da giovedì nelle sale italiane, Toni Servillo è un capo dello Stato tormentato, rigido e sorprendentemente pop. L'occhio del regista premio Oscar per La grande bellezza dà la sua personale lettura del pilastro della nostra democrazia, il Presidente della Repubblica, facendo entrare lo spettatore nel suo quotidiano, nei suoi ricordi, nel suo presente pieno di dilemmi e in un passato tutt'altro che esente da ombre.

Bagno di folla ieri al Candiani di Mestre per Paolo Sorrentino, presente in sala per introdurre il suo undicesimo film. Venezia ricambia l'amore che il regista napoletano ha dimostrato spesso durante la sua carriera. Non solo come ospite del Festival ma, come ricorda lo stesso regista in sala durante il saluto agli spettatori, come autore del film Giovinezza, girato nel 2015, e Le conseguenze dell'amore del 2004, girato a Treviso. «Mi ricordo la sveglia all'alba per girare a Venezia, un freddo incredibile, il freddo più pungente che abbia mai provato. Non esattamente l'esperienza migliore della vita ma che non si dimentica». Il pubblico nelle due sale toccate dal regista per il suo saluto a inizio proiezione (tutte sold out) gli perdona tutto e lo accoglie con calore. Quando gli viene chiesto dei prossimi premi Oscar il regista chiosa con ironia: «Vi piacciono proprio sti premi, oh?».