VENEZIA - Nel corso del tempo è cambiata l’estensione del dominio, da “.net” a “.eu”, ma il nome è rimasto quello e lo squallore pure. “Phica”, la cui fonetica rende immediatamente e desolatamente chiaro il basico concetto, è una piattaforma attiva dal 2005 che conta oltre 200.000 iscritti, impegnati a rubare, manipolare, condividere e commentare in chiave sessista e violenta le immagini di donne comuni e famose anche a Nordest. Fra queste c’è pure la vicentina Alessandra Moretti, eurodeputata del Partito Democratico, che così come altre vittime ha annunciato una querela su un fenomeno che richiama la trivialità del gruppo social “Mia moglie”: in questo caso gli utenti non sono mariti o compagni, tuttavia sono analoghe le modalità di azione, così come è simile l’inutilità delle denunce e delle petizioni promosse finora.
La pagina è risultata irraggiungibile solo ieri pomeriggio, al culmine delle polemiche scatenate dalla vicenda “Mia moglie”, al punto da riaccendere l’attenzione sul forum “Phica”. Già, la situazione era nota ormai da anni. Nel 2018 più di cento persone erano state denunciate e tre erano state indagate fra Firenze, Prato e Pistoia. Nel 2020 altri tre soggetti erano finiti sotto inchiesta a Trapani e Palermo. Nel 2024 su Change.org era stata avviata una raccolta di firme, arrivata in queste ore a superare le 100.000 adesioni, per chiedere la chiusura del sito: «È diventato un luogo di diffusione non consensuale di materiale intimo, ma non solo: ci sono centinaia di foto di ragazze (anche minorenni) prese da social, scattate di nascosto nei camerini, centri estetici, spogliatoi o filmati di microcamere nascoste nei bagni pubblici, in uffici». Eppure le pubblicazioni sono andate avanti lo stesso, con la patetica avvertenza degli amministratori: «Phica è un sito per adulti, con contenuti sessualmente espliciti! Per utilizzare Phica devi essere maggiorenne e accettare i cookie». Come se non fossero penalmente rilevanti i comportamenti connessi all’attività di voyeurismo non consensuale, dalle modifiche alle foto per togliere i vestiti femminili e aggiungere i genitali maschili, ai commenti beceri per inneggiare agli stupri.










