COLLI EUGANEI (PADOVA) - Peggio i danni causati dai cinghiali di quelli della grandine. Se ne stanno accorgendo, dopo i primi giorni di vendemmia, i viticoltori nell'area compresa fra Teolo Alta, Valnogaredo, Cinto e Calaone, secondo i quali l'assalto degli ungulati avrebbe finora decurtato di quasi il 10% le uve bianche e rosse in fase di maturazione.

I cinghiali si stanno dimostrando nelle loro scorribande sia furbi sia aggressivi. «Hanno addirittura imparato a scavalcare le reti elettrificate alte oltre un metro - ha spiegato Andrea Bonomi - giovane viticoltore di Cinto mettendosi uno sopra l'altro. Non sembra affatto, come emerge dai dati di cattura dell'Ente Parco, che il numero dei capi selvatici sia diminuito. In questo modo la perdita del 10% dell'uva sembra diventare un dato ormai fisiologico, legato alla loro presenza».

In una congiuntura che già prospetta l'incremento delle materie prime e le imminenti ricadute dei dazi, i danni dei cinghiali costituiscono per i viticoltori dei colli un ulteriore danno aggiunto, che promette di essere amplificato dalla continua proliferazione dei daini. Per contenerlo, Emilio Cappellari, presidente della zona Este-Montagnana di Cia, rilancia la necessità di rivedere la legge nazionale sul prelievo venatorio, risalente a 33 anni fa.