Arrivano i dazi degli Stati Uniti contro l'India. Non è stato certo un fulmine nel cielo sereno. Piuttosto un tornado annunciato con largo anticipo, ma non per questo meno distruttivo. Il governo degli Stati Uniti ha annunciato nelle scorse ore che i dazi del 50%, imposti all’India dal presidente Donald Trump, sono entrati in vigore.La situazione indianaSecondo il think tank indiano Global Trade Research Initiative le esportazioni indiane verso gli Stati Uniti, principale partner commerciale del Paese, potrebbero scendere dagli 86,5 miliardi di dollari quest’anno a circa 50 miliardi di dollari nel 2026. Sempre secondo le stime preliminari, oltre 47 miliardi di dollari di merci saranno immediatamente colpite dai dazi degli Stati Uniti contro l'India, che include il 25% già applicato dal 7 agosto più un ulteriore 25% imposto come sanzione per l’importazione da parte dell’India di petrolio dalla Russia.Trump, con questa mossa, ha inteso fare pressioni sul presidente Vladimir Putin per porre fine alla guerra in Ucraina. Ma l'India ha continuato ad acquistare greggio russo, anche se meno di prima. E i doppi dazi sono arrivati. Delhi si trova ora al primo posto tra i partner commerciali più colpiti dal governo americano (insieme al Brasile). Nella classifica, sono seguiti a distanza da Svizzera (39%), Canada e Iraq (35%), e Cina (30%)I settori più colpiti? Tessile, pietre preziose (dalla città di Surat passa la gran parte dei diamanti venduti nel mondo), poi gamberetti e tappeti, con i settori che si preparano a un crollo delle esportazioni e, si teme, dell’occupazione. Ad esserne esclusi, al momento, sono settori come ferro, acciaio, prodotti in alluminio, ma anche berline, Suv, crossover, minivan, furgoni cargo e camion leggeri. E poi rame semilavorato e derivati di rame.Le ricadute su IT e techAnche se il settore dei servizi IT indiani non è direttamente coinvolto, secondo gli esperti è probabile che ne subisca effetti indiretti perché le aziende statunitensi potrebbero ridurre la loro domanda: la situazione di incertezza ha già iniziato da tempo a far rallentare la crescita delle principali società IT indiane, con ricadute importanti per quanto riguarda l’occupazione, a sua volta provate da automazione e dall’adozione dell’AI.Per quanto riguarda invece il settore elettronico, il quotidiano indiano Economic Times in queste ore stima perdite fino a 30 miliardi di dollari a causa del nuovo regime tariffario: lo scorso anno gli Usa sono stati il mercato di arrivo del 38% delle esportazioni di elettronica made in India – il restante ha riguardato gli smartphone, per lo più esentati dai nuovi dazi grazie ad esenzioni specifiche per grandi aziende come Apple e Samsung, che hanno produzioni locali in India e piani d’investimento negli Stati Uniti. Tuttavia, restano scoperti prodotti come inverter, caricatori per batterie e componenti dei trasformatori. Senza contare gli ulteriori dazi sui componenti dei semiconduttori, che in alcuni casi potrebbero raggiungere il 100%.Dazi americani al 100%Quest’ultimo non è un caso solo indiano, certo. A inizio agosto il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato l'intenzione di imporre tariffe del 100% su chip e semiconduttori per stimolare la produzione manifatturiera statunitense. Uno scenario che, se confermato, rischia di mettere in ginocchio l’emergente settore tecnologico made in India, in particolare per quanto concerne hardware e infrastrutture, e a cascata startup e data center. I timori spaziano da un’impennata dei costi, alle interruzioni nella supply chain, fino ad una ridotta fiducia degli investitori.Un dazio ipotizzato, ormai lo sappiamo, fa danni prima ancora di essere confermato: le turbolenze geopolitiche secondo la stampa indiana hanno già messo sul chi vive i clienti delle aziende americane di sviluppo e manutenzione IT. C'è chi poi in questo quadro legge nuove opportunità. L’agenzia di stampa Asia Times, ad esempio, ricorda che le esportazioni indiane di servizi IT e ICT, pari a circa 150 miliardi di dollari l'anno, sono fortemente integrate nelle attività aziendali statunitensi, dai software della Silicon Valley ai sistemi di back-office di Wall Street. I dazi sui prodotti indiani, si ipotizza, rischiano quindi di ritorcersi contro aziende e consumatori americani.I rapporti Usa-IndiaInfine, l’ombra della guerra dei dazi oscura anche l’iniziativa U.S.-India Trust (Transforming the Relationship Utilizing Strategic Technology), volta a promuovere sforzi congiunti su aree chiave come intelligenza artificiale, semiconduttori, calcolo quantistico, biotecnologie, difesa, energia e spazio. Incertezza non certo foriera di pianificazione a lungo termine e fiducia degli investitori, necessarie per gli investimenti, soprattutto quando si tratta di tecnologie avanzate e manifattura 3.0.Infine, l'India segue con apprensione la battaglia del senatore statunitense Mike Lee, il quale avrebbe ipotizzato la sospensione dei visti H1-B, programma dominato dagli indiani (72% dei visti) che permette l'ingresso di lavoratori stranieri qualificati negli Stati Uniti: Lee vorrebbe sospenderli in risposta alle notizie, ancora da verificare, secondo cui Walmart avrebbe accettato tangenti per assumere lavoratori indiani in campo tecnologico, al posto dei dipendenti americani. Parole che seguono quelle della deputata dell’estrema destra repubblicana Marjorie Taylor Greene, che in risposta ai post di Trump, con l’annuncio dei dazi all’India, suggeriva di smettere di rilasciare visti H-1B agli indiani.Ed è questo il punto: capiremo nelle prossime settimane se la nuova guerra dei dazi sarà solo un braccio di ferro momentaneo o l’inizio di una frattura più profonda nelle relazioni economiche e tecnologiche tra Washington e Delhi. Con effetti che, più o meno direttamente, potrebbero riguardare anche la nostra parte del globo.
Come i dazi degli Stati Uniti contro l'India faranno male alla tecnologia, anche senza colpirla direttamente
Il raddoppio delle tariffe americane al 50% rischia di frenare la spesa tecnologica delle aziende Usa, principale mercato per i colossi informatici del subcontinente











