“Andremo avanti con la riforma della giustizia nonostante le invasioni di campo di una minoranza di giudici politicizzati che provano a sostituirsi al Parlamento e alla volontà popolare”. Nel suo primo intervento al meeting di Comunione e Liberazione a Rimini, Giorgia Meloni torna a scagliarsi contro la magistratura, raccogliendo gli applausi di una platea da sempre allineata al verbo berlusconiano sui temi della giustizia. Gli strali della premier bersagliano in particolare, ancora una volta, i giudici che hanno negato le convalide dei trattenimenti di migranti in Albania, sterilizzando il piano di deportazione del governo in base a un principio poi convalidato dalla Corte di Giustizia Ue. “Voglio dire con chiarezza che ogni tentativo che verrà fatto di impedirci di governare il fenomeno” dell’immigrazione illegale “verrà rispedito al mittente: non c’è giudice, politico o burocrate che possa impedirci di fare rispettare la legge dello Stato italiano, di garantire la sicurezza dei cittadini, di combattere gli schiavisti del terzo millenio e di salvare vite umane”, attacca dal palco della kermesse cattolica.
Ma a innervosire la capa del governo è senza dubbio l’inchiesta sul caso della liberazione del criminale libico Osama Almasri, in cui il Tribunale dei ministri – pur archiviando la sua posizione – ha chiesto l’autorizzazione a procedere per i ministri Carlo Nordio e Matteo Piantedosi e il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano, accusati a vario titolo di omissione d’atti d’ufficio, favoreggiamento e peculato. Già a inizio agosto, subito dopo la richiesta, la premier aveva ventilato un “disegno politico” della magistratura, suggerendo che alcune decisioni siano “conseguenza” dell’avanzamento dell’iter parlamentare della riforma costituzionale della separazione delle carriere, approvata in prima lettura sia al Senato che alla Camera. Così a Rimini Meloni insiste proprio su quel progetto, definito necessario per estirpare “la malapianta delle correnti della magistratura” tramite il sorteggio dei membri del Csm, l’organo di autogoverno di giudici e pm (che con la riforma sarà diviso in due).









