Sul piano internazionale, la premier ha ribadito la linea italiana dopo il conflitto esploso in Medio Oriente: “Non abbiamo esitato un solo minuto a sostenere il diritto di Israele alla sicurezza dopo il 7 ottobre, un orrore che resterà impresso nella coscienza dei terroristi. Ma non possiamo tacere oggi di fronte a una reazione che è andata oltre il principio di proporzionalità, mietendo vittime innocenti” e colpendo anche “le comunità cristiane”. Meloni ha poi affrontato il tema della guerra in Ucraina: “Dopo tre anni di guerra si sono aperti spiragli per un percorso negoziale, grazie all’eroica resistenza del popolo ucraino e al sostegno compatto che l’Occidente, l’Europa e l’Italia hanno garantito, nonostante un’opinione pubblica non sempre convinta”. E ancora: “La chiave di volta è l’attivazione di robuste garanzie di sicurezza per l’Ucraina, capaci di prevenire nuove aggressioni. È il punto di partenza stabilito a Washington. La proposta italiana, basata su un meccanismo ispirato all’articolo 5 della Nato, è attualmente la principale sul tavolo e di questo dobbiamo essere fieri”. Sul ruolo internazionale dell’Italia, la premier ha sottolineato: “La mia missione è fare in modo che l’Italia si riappropri del posto che le spetta nel mondo: forte, fiera, autorevole. Oggi il nostro Paese si è riappropriato del suo posto nel mondo. Non è più considerato la ‘grande malata d’Europa’, ma un modello di stabilità. Gli investitori ci vedono come una nazione sicura e i tassi di interesse sono ormai in linea con quelli della Francia”. Non è mancato un riferimento all’Europa: “Serve un’Europa che faccia meno ma faccia meglio. La sfida è delineare un’Europa del pragmatismo, andando oltre il dibattito stantio tra più o meno Europa”.