"La posizione del governo rispetto alla nostra legge sul salario minimo è ideologica e a questa scelta dell'esecutivo rispondiamo con un atto dovuto, non solo istituzionale, ma di civiltà". Il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani inserisce in questa cornice la decisione della giunta di costituirsi in giudizio davanti alla Corte costituzionale contro Palazzo Chigi, che a inizio agosto ha impugnato la legge toscana sul salario minimo, la norma che ha introdotto, nelle gare regionali ad alta intensità di manodopera basate sul criterio dell'offerta economicamente più vantaggiosa, un criterio premiale per le aziende che applicano un salario minimo orario non inferiore ai 9 euro lordi.

"Decidiamo di stare dalla parte dei lavoratori e delle lavoratrici, di chi ogni giorno fatica ad arrivare a fine mese nonostante un impiego onesto", spiega Giani. "Il governo, con una scelta ideologica, lo ribadisco, ha scelto di impugnare una legge che garantisce dignità, che fissa a 9 euro l'ora il minimo per chi lavora negli appalti pubblici. Non è una questione di bandiere politiche, ma di giustizia sociale. È nostro dovere costituirci in giudizio per difendere il diritto alla paga equa. Porteremo avanti questa battaglia per il salario minimo negli appalti pubblici, perché il lavoro deve sempre essere sinonimo di dignità e mai di sfruttamento".