Mentre si parla sempre più spesso di tecnologie 5.0 in agricoltura – quasi a voler superare in un colpo solo le versioni 2.0 e 4.0 – non si trova ancora una soluzione a un problema molto più urgente e strutturale: l’assenza di giovani. Il futuro ipertecnologico dell’agricoltura rischia infatti di infrangersi contro una realtà che parla di aziende agricole sempre più vecchie, terreni in abbandono e un ricambio generazionale che non riesce a decollare.

I numeri sono chiari. In Italia, secondo i dati del Crea e delle più recenti analisi Coldiretti, oltre il 45% delle aziende agricole è gestito da persone con più di 65 anni. Solo il 9% è in mano a giovani under 40. E se non cambierà qualcosa rapidamente, nel breve termine oltre 2,5 milioni di ettari di terra agricola potrebbero rimanere senza un conduttore, nel medio questa cifra potrebbe aumentare vertiginosamente. Si tratta non solo di un’enorme perdita economica, ma anche di una ferita profonda ai territori, al paesaggio, alla biodiversità e alla cultura alimentare italiana.

Negli ultimi vent’anni, il nostro Paese ha perso circa 2,7 milioni di ettari coltivati: un territorio grande quanto la Lombardia che, pezzo dopo pezzo, è stato abbandonato. Non solo montagne e colline marginali, ma anche aree fertili delle pianure. Una perdita silenziosa, che si accompagna all’invecchiamento degli agricoltori e alla mancata attrazione per le nuove generazioni.