Visto il vento di tempesta che spira dagli Stati Uniti, quando il primo agosto la Commissione europea ha condotto in porto il codice di condotta dell'AI Act, una delle prime applicazioni del regolamento comunitario sull'intelligenza artificiale, l'attenzione si è concentrata su quanti sviluppatori americani ci fossero a bordo. Perché constatare quali tra i grandi nomi della corsa all'oro dell'AI avessero sottoscritto il documento, che sintetizza l'approccio a sicurezza, trasparenza e tutela del copyright nello sviluppo degli algoritmi, restituiva la tenuta di quello che altrimenti rischiava di tramutarsi in un castello di carte.Invece, trovare tra i primi 26 firmatari del codice di condotta dell'AI Act aziende del calibro di OpenAI, Google, Amazon, Microsoft, Ibm e Anthropic ha fatto tirare un sospiro di sollievo a Bruxelles. Meta è rimasta sola nel fare opposizione senza sconti alle regole europee. O meglio, è in compagnia. Dei produttori cinesi. Non ho tra i grandi sviluppatori di AI del Dragone - come Alibaba, Huawei o Deepseek - al momento ha espresso interesse a sottoscrivere il codice. Nè ha battuto i pugni sul tavolo, come platealmente ha fatto la multinazionale fondata da Mark Zuckerberg.I modelli da includereMa a quasi tre settimane da quel 2 agosto in cui è entrato in vigore un nuovo blocco dell'AI Act, che riguarda i modelli di intelligenza artificiale di uso generale (general purpose AI, o GPAI, ossia quelli in grado di svolgere più attività), il ruolo delle autorità di controllo a livello nazionale e i sistemi ad alto rischio, da Oriente tutto tace.C'è da precisare che il codice di buona condotta dell'AI Act non è obbligatorio. È un documento volontario e interessa solo i grandi modelli di uso generale addestrati con potenze di calcolo uguali o superiori a 10^23 FLOPs. Secondo un'analisi condotta da Wired sulla base delle informazioni pubbliche sui modelli cinesi, questo parametro si potrebbe applicare al momento a Qwen 2.5 Max, prodotto da Alibaba. O alle versioni V3 e R1 di Deepseek, il sistema di AI che all'inizio del 2025 ha fatto prendere un coccolone a tutta la Silicon Valley (e di conseguenza ai suoi investitori) per l'efficienza nell'addestramento.Dopo aver sistemato le cose a Occidente (tra big tech e campioni europei, i nomi principali sono a bordo), la Commissione europea può volgere lo sguardo a Oriente. Dove non deve bussare a tante porte. L'indirizzo di Alibaba lo conosce bene, peraltro, perché l'azienda è stata classificata come uno dei grandi operatori da tenere sotto stretta sorveglianza sia per la gestione dei servizi online (in virtù del Digital services act) sia per il predominio di mercato (con il Digital markets act). Deepseek invece è più sfuggente, come abbiamo raccontato su Wired dando conto delle traversie del Garante della privacy nel notificare l'avvio di una istruttoria sul trattamento dei dati. Ci potrebbero poi essere altri operatori interessati al codice. Huawei, con Pangu. O Moonshot AI, altra startup pechinese che ha ottenuto risultati ammirevoli fondata nel 2023.Le altre battaglieA Wired la Commissione fa sapere che “gli obblighi si applicano a tutti i fornitori che immettono modelli di intelligenza artificiale di uso generale sul mercato dell’Unione europea. L’AI Office [l'ufficio preposto alla gestione dell'AI Act, ndr] adotta un approccio collaborativo, come indicato nelle linee guida sui GPAI, ed è disponibile a confrontarsi con qualsiasi fornitore di questo tipo, indipendentemente da dove abbia la propria sede”.Al codice di condotta si può aderire anche non immediatamente. Le sanzioni scattano tra un anno. Ad ogni modo, chi non lo firma sarà tenuto a fornire una serie di informazioni dettagliate (più approfondite dei firmatari, che avendo già fatto i compiti a casa sono agevolati) su come l'azienda previene il rischio di violare le regole europee del settore. Insomma, le aziende cinesi hanno tutto il tempo di adeguarsi.Nel frattempo la Commissione non ha risparmiato manganellate con gli altri pacchetti sul digitale. A giugno Aliexpress, galassia Alibaba, ha ammesso problemi nella prevenzione della vendita di prodotti falsi e ha preso impegni, ma nel frattempo l'indagine di Bruxelles ha fatto emergere altri problemi e se l'azienda non mette mano, e velocemente, rischia multe fino al 6% del fatturato globale. Tiktok si è vista accusare di mancata trasparenza pubblicitaria. L'ecommerce Temu si è visto contestare la presenza di prodotti non conformi alle norme comunitarie di sicurezza per giocattoli ed elettronica. E anche la piattaforma di fast fashion Shein deve dare spiegazioni.Ma anche i paesi dell'Unione devono fare i compiti a casa. Entro la scadenza del 2 agosto avrebbero dovuto nominare le autorità nazionali deputate alla sorveglianza dell'applicazione dell'AI Act, ma non si sa quanti hanno rispettato la scadenza. Quel che finora si può ricostruire da articoli di stampa e dichiarazioni ufficiali è che 3 Paesi hanno ufficializzato le nomine - Malta, Lussemburgo e Lituania - e altri hanno individuato le loro autorità ma mancano i passaggi legali per chiudere l'iter. Tra questi ci sono Francia, Germania, Spagna. E anche l'Italia. Wired ha richiesto un elenco aggiornato alla Commissione, che ha risposto: “La Commissione sta attualmente esaminando le notifiche. A tempo debito, pubblicheremo un elenco dei punti di contatto unici, ovvero l’autorità di vigilanza coordinatrice in ciascuno Stato membro dell’Ue".
In Cina si sono accorti che è arrivato l'AI Act europeo?
Finora nessuno dei protagonisti della corsa cinese all'AI generativa, Alibaba e Deepseek in primis, ha siglato il codice di condotta per i grandi modelli varato dalla Commissione






