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Ultimo aggiornamento: 14:39

La scintilla è arrivata quasi trent’anni fa durante un viaggio in Africa nel 1998. Angelo Foti, che oggi ha 59 anni, vive a Besana Brianza, fa l’informatore scientifico e ha due figli, Beniamino e Isabella di 15 e 12 anni, era in Tanzania per costruire un pozzo come volontario. Lì capisce che più che portare carriole cariche di terra si divertiva a portarci i bambini, a giocare e relazionarsi con loro. Così, tornato a Milano, segue il corso per diventare volontario clown dottore presso l’associazione Veronica Sacchi di Milano.“Questo corso meraviglioso ha riacceso la mia parte ludica”, racconta. “Dopo tanti anni oggi faccio parte del gruppo di formatori che preparano i nuovi volontari e sono diventato anche un clown dottore professionista per la Fondazione Dottor sorriso”.

Poco trucco, strumenti musicali e piccole magie

L’immaginario del clown in corsia è molto noto – grazie a Patch Adams e all’associazione Clown One Italia che rappresenta Adams in Italia – forse un po’ meno cosa fa esattamente un clown in ospedale. “È un lavoro delicato ma anche divertente”, spiega Angelo. “In genere siamo sempre in due, perché in due è più facile creare dialoghi e battute, d’altronde le dinamiche comiche si svolgono sempre in coppia. Si usano quindi tecniche comiche, ma l’improvvisazione resta fondamentale. Ci vestiamo in ospedale e tendiamo a non truccarci molto il viso perché i bambini molto piccoli potrebbero spaventarsi. Portiamo qualche strumento musicale, tipo l’ukulele o l’organetto, e piccole magie”.