Li hanno costretti a tacere per anni, inermi davanti alle critiche di tifosi, giornalisti e opinionisti sportivi di ogni ordine e grado. E quando finalmente gli danno la parola, che succede? Che li sfottono (quasi) peggio di prima. Ovviamente parliamo degli arbitri e del primo “Var parlato” nella storia del calcio italiano. Quello che è successo lo sapete tutti, ma riassumiamo per i pochi che se lo sono perso: il direttore di gara, Gianluca Manganiello, al 19mo minuto della ripresa di Como-Lazio va al Var per valutare la posizione del laziale... Che ha appena fatto gol. Dopo breve consulto, torna in campo, accende il microfono e con tono tra il marziale e l’emozionato spiega quanto successo ai tifosi che attendono trepidanti sugli spalti: «A seguito di revisione, il numero 11 della Lazio è partito in posizione di fuorigioco. Decisione finale: fuorigioco». Lo fa con un tono a metà tra l’emozionato e il marziale e c’è da capirlo, questa resterà comunque una giornata storica per il calcio italiano e per la carriera dell’arbitro. Poi alza il braccio destro per segnalare il fuorigioco, esattamente come a livello mondiale succede da decenni. Nulla di strano.
Sennonché, qualche ora dopo, comodamente seduto sulla poltrona della Domenica Sportiva, quel battutista consumato di Adriano Panatta ne tira fuori una delle sue. Chiamato a commentare l’episodio, Adriano ride sotto i baffi e in maniera chiaramente ironica spiega: «Ma si sono anche allenati per fare questi annunci? Sembravano proclami di parecchi anni fa... sembrava davvero piazza Venezia. Signor Manganiello, anche meno, meno enfasi». Poi, non contento rincara la dose: «L’errore è stato restare seduti: se la regia lo rimanda ci alziamo tutti». E giù risate. Il riferimento di Panatta- ripetiamo, in tono assolutamente scherzoso- è al Ventennio fascista e all’enfasi che il Duce metteva nei suoi discorsi o al tono marziale dei servizi informativi confezionati dall’Istituto Luce.







