In un’intervista della scorsa estate al periodico cattolico Salve elencava «i fondamenti dell’agire coraggioso»: «formarsi un’opinione e difenderla. Seguire i propri valori, la propria personalità». Karin Keller-Sutter non era ancora la presidente (di turno) della Confederazione svizzera; né aveva del tutto mostrato al mondo l’«agire coraggioso» che oggi può costarle caro, o consacrarla come la leader che ha tenuto testa a Donald Trump. Quale dei finali attende KKS, acronimo che la identifica nella stampa svizzera oggi critica nei suoi riguardi, dipenderà dalle trattative con Washington in autunno: la Svizzera riuscirà a convincere Trump a levare il mega dazio del 39% sulle esportazioni verso gli Usa e scendere a un più mite 15%, come negoziato dall’Europa? Sarà lei a condurle?