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Ultimo aggiornamento: 7:55

Questa settimana abbiamo assistito all’ennesima conferma che il “libero mercato” esiste solo quando conviene agli Stati Uniti. Il resto del mondo? Paghi, si adegui, o venga punito.

È bastata una telefonata di 30 minuti tra Donald Trump e la presidente svizzera Karin Keller-Sutter per far saltare mesi di trattative e bruciare 150 miliardi di dollari di investimenti elvetici negli Usa. Il risultato? Un dazio del 39% sulle esportazioni svizzere, uno schiaffo pubblico servito proprio nel giorno della festa nazionale svizzera. La risposta di Berna? Un volo d’emergenza a Washington, senza nemmeno un appuntamento con la Casa Bianca. Sembra la trama di un romanzo umoristico, invece è la nuova normalità nelle relazioni transatlantiche.

Gli Stati Uniti dettano le regole perché sono il mercato più ricco del mondo. Comprano tutto da tutti. E quindi possono permettersi di usare il proprio deficit commerciale come arma politica. Trump non guarda la composizione del saldo — non gli interessa che il surplus svizzero sia “gonfiato” da esportazioni di oro che la Svizzera nemmeno produce, o da farmaci che salvano vite americane. No, a Trump basta il numero: 39 miliardi di dollari surplus? Allora via con il 39% di dazio. Un sillogismo brutale, eppure efficace. E Trump lo fa perché lo può fare, perché l’export di queste nazioni dipende dal mercato americano.