VENEZIA - Era arrivato in Italia da poche ore, per le sue tradizionali vacanze estive al mare, e stava festeggiando il compleanno della moglie insieme alle figlie. Domenica, nel suo hotel a Caorle, hanno fatto irruzione i carabinieri, gli hanno stretto le manette ai polsi e l’hanno portato in carcere a Pordenone per eseguire una condanna definitiva a due anni di reclusione per furto aggravato. Un reato, però, che potrebbe aver commesso qualcun altro. Qualcuno che, una dozzina di anni fa, gli aveva rubato l’identità. È un’ipotesi quasi paradossale, eppure gli elementi per parlare di scambio di persona ci sono tutti, come spiega il legale dell’uomo, l’avvocato Stefano De Rosa. «Stiamo ancora verificando tutti gli elementi, ma da una prima ricostruzione pare che sia plausibile che sia andata così. Se confermato - continua - si tratterebbe di un errore giudiziario piuttosto clamoroso, perché significherebbe che il processo si sarebbe svolto senza verificare l’identità dell’imputato».

Per ricostruire bene la vicenda bisogna fare un salto indietro nel tempo, precisamente al 7 dicembre 2012: a Pistoia, quel giorno, viene commesso un furto. Le indagini dei carabinieri portano a un nome: O.A., 30enne romeno. L’identikit coincide con quello del nostro operaio in vacanza, e quando l’uomo, nel 2013, viene in Italia a trascorrere le ferie, i carabinieri grazie alle informazioni del check in dell’albergo vanno a prenderlo e lo portano in caserma. «Già allora aveva spiegato che non c’entrava nulla e gli stessi carabinieri gli avevano spiegato che molto probabilmente si era trattato di uno scambio di persona - commenta il cognato dell’uomo, che risiede in Italia da molti anni - poi lui aveva trascurato la vicenda, un po’ perché non parla bene italiano, un po’ perché pensava fosse finita lì». E invece il processo nel frattempo è andato avanti, arrivando a una sentenza definitiva nel 2020. Nonostante la pena sia di appena due anni e O.A. sia incensurato, è finito comunque in carcere perché nel frattempo erano scaduti i termini per presentare la richiesta di misura detentiva alternativa.