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Ultimo aggiornamento: 16:28

Doveva passare le ferie in un hotel di Caorle, in provincia di Venezia, è finito al carcere di Pordenone con una condanna definitiva a due anni per furto aggravato. È la storia di un operaio di origine romena, arrivato in Italia per le vacanze e rimasto incastrato in una vicenda che sembra un film: da colpevole di furto aggravato a vittima di furto d’identità, ricercato perché qualcuno, oltre dodici anni fa, si era spacciato per lui.

A dar credito all’ipotesi è l’avvocato dell’uomo, Stefano De Rosa. “Stiamo ancora verificando tutti gli elementi, ma da una prima ricostruzione pare che sia plausibile che sia andata così. Se confermato”, spiega il legale, “si tratterebbe di un errore giudiziario piuttosto clamoroso, perché significherebbe che il processo si sarebbe svolto senza verificare l’identità dell’imputato”.

La storia, riportata dal Gazzettino, inizia il 7 dicembre 2012, quando a Pistoia viene commesso un furto. Alla fine delle indagini si arriva a un nome, quello di O. A, l’operaio romeno arrestato in Veneto. Un anno più tardi l’uomo si reca in Italia per le vacanze e iniziano i problemi: dopo il check in e l’invio dei dati in Questura l’uomo viene prelevato una prima volta dai carabinieri. Una vicenda che ricorda bene anche la famiglia: “Già allora aveva spiegato che non c’entrava nulla e gli stessi carabinieri gli avevano spiegato che molto probabilmente si era trattato di uno scambio di persona”, ha spiegato il cognato dell’uomo, residente in Italia, “poi lui aveva trascurato la vicenda, un po’ perché non parla bene italiano, un po’ perché pensava fosse finita lì”. Ma per il furto di Pistoia il processo doveva ancora essere celebrato, tanto che la sentenza definitiva è arrivata nel 2020.