Riesce a “vedere” con gli occhi, ma anche con la pelle, con le ventose e persino con il cervello. Così il fascino del polpo comune, Octopus vulgaris, già apprezzato per la sua intelligenza, le sue otto braccia indipendenti l’una dall’altra e le notevoli capacità mimetiche, si arricchisce ora di un’abilità ancor più stupefacente: la capacità di percepire la luce anche senza usare gli occhi.

Il polpo “vede” con tutto il corpo: ecco perché

È quanto emerge da un innovativo studio di un team di ricercatori dell’Università di Napoli Federico II, che negli ultimi anni hanno concentrato i loro studi sulla comprensione dei meccanismi che consentono a questo abile predatore di individuare le sue prede durante lunghi agguati. “Avevamo già osservato che le ventose sono ricche di chemorecettori, recettori capaci di riconoscere specifici stimoli di natura chimici, e studi comportamentali avevano già dimostrato che la pelle del polpo è sensibile alla luce, ma il nostro studio è andato oltre: abbiamo analizzato i tessuti dell’animale trovando gli stessi geni responsabili della visione anche in regioni del corpo mai considerate, per così dire, visive”, spiega Valeria Maselli, zoologa dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, coautrice di uno studio coordinato da Anna Di Cosmo, dedicato all’iconico organismo-modello.