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25 AGOSTO 2025
Ultimo aggiornamento: 7:59
L’inchiesta Tamoil è da archiviare. L’ex raffineria di Cremona oggi non inquina più. Lo ha scritto il gip Giulia Masci nell’ordinanza che ha accolto la richiesta bis di archiviazione del pm Davide Rocco. In sostanza, l’inquinamento prodotto dall’impianto cittadino di lavorazione del greggio, da oltre dieci anni trasformato in deposito e ubicato in fregio al fiume Po, è “storico”, ossia precedente al 2012. L’ordinanza lascia l’amaro in bocca a chi si è battuto perché la Procura approfondisse le indagini. E oggi rilancia, sostenendo che se ci sono ancora sostanze inquinanti dopo 18 anni dall’autodenuncia di Tamoil, significa che la barriera idraulica non funziona bene oppure che ci sono state perdite anche in tempi più recenti.
In un primo momento, il gip aveva ordinato un surplus di indagini al pubblico ministero relativamente alla possibile presenza di sostanze inquinanti nelle aree esterne all’impianto di raffinazione. Ma l’attuale presenza di surnatante, ossia residui di idrocarburi, nell’area della società sportiva rivierasca canottieri Bissolati, si legge nelle conclusioni dell’ordinanza di archiviazione –, “da un lato non è databile in modo certo e ragionevolmente è riconducibile a sversamenti attuati sino al 2011, e dall’altro non vi è prova che sia stato causato da un inefficiente funzionamento della barriera idraulica (un sistema di contenimento degli idrocarburi realizzato oltre 15 anni fa, ndr). Come visto, la tecnologia di bonifica adottata da Tamoil – condivisa con gli enti pubblici interessati – è in linea con gli standard internazionali per interventi di questo tipo ed è stata attestata come efficace e idonea, nel corso degli anni, da diversi organismi pubblici…”.






