Le prime tracce del messaggio secondo cui gli amministratori di gruppi WhatsApp devono attivare la “privacy avanzata” per impedire a un’IA di leggere legalmente i dati degli utenti risalgono agli ultimi dieci giorni dello scorso mese di luglio. La bufala è partita da Facebook per poi raggiungere altre piattaforme: “Se non vengono attivate, i sistemi di intelligenza artificiale possono accedere legalmente a tutti i messaggi delle chat di gruppo, ai numeri di telefono dei membri e persino ai dati personali memorizzati sui telefoni. Questo include anche le chat 1 a 1!” La diffusionew di questa bufala è stata tale da spingere la piattaforma di fact-checking indipendente Facta a soffermarsi sull’argomento.
La crittografia end-to-end e le invasioni delle IA
Cominciamo dall’affermazione secondo la quale alcuni non meglio identificati “sistemi di intelligenza artificiale” potrebbero leggere anche le “chat 1 a 1”, ossia quelle tra due singoli utenti.
Dal 2014 WhatsApp ha cominciato a introdurre la crittografia end-to-end e, a partire dal 2016, è attiva per tutti gli utenti. Grazie a questa tecnologia, i messaggi possono essere letti soltanto dal mittente e dal destinatario, ciò esclude che possano essere spiati da chiunque altro, incluse le IA e la stessa Meta (l’azienda che sviluppa WhatsApp, Facebook e Instagram).









