Quando il giovane cronista le chiese cosa provasse ad essere la prima donna in quel ruolo, lei non rispose subito. C’era il sole di giugno, limpido e netto e il vento del pomeriggio piegava le tende dell’ufficio come vele stanche. Lei lo guardò con un’espressione ferma, ma gli occhi avevano dentro qualcosa che non era lì. «Vede», disse, accennando un sorriso stanco, «quando ero bambina, mia nonna aveva una chioma lunghissima, color argento. Ogni mattina si sedeva davanti allo specchio e cominciava a raccoglierla con movimenti sicuri. Nelle sue mani una precisione antica: divideva le ciocche, le avvolgeva e poi, infilava le forcine. Decine e decine. Come spine buone. Come chiodi piantati nella volontà. Serrava tutto con una decisione che non ammetteva repliche. Una colonna portante di quella microimpresa familiare: perennemente nell’ombra».