Voleva essere la voce d’oro sulla busta paga degli altri. Finché non cominciò quella storia del patriarcato...
di Nadia Terranova
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Come tutte le cose di successo, era cominciata con un fastidio. Quello che provava ogni volta che una delle ragazze nuove, le stagiste fresche che teneva sott’occhio, pronunciava la parola-orticaria: patriarcato.
Solo vent’anni prima nessuna si sarebbe sognata di dirglielo in faccia, a lui come a nessun capo, a lui come a nessun maschio. Allora, la mano di un lui sul culo di una lei era un avanzamento di carriera, oggi pure, però al contrario: se si denunciava. Mentre un tempo certe cose potevano accadere nel silenzio, a un certo punto c’era stata una, una qualsiasi, la prima a parlare. A rompere l’usanza. A non capitalizzare il subire ma il rimettere a posto. Era cominciata con quell’ondata di hashtag, o forse con un passaparola che gli sfuggiva. Come tutte le cose che non capiva gli sembrava nata e già finita, invece aveva capovolto tutto: una rabbia antica sollevata da un margine ribollente, la sfuriata imprevista di un vulcano femmina.






