Per quanto tempo è per sempre?».
«A volte, solo un secondo».
(Alice a Bianconiglio).
Dieci anni sono volati. Sergio Mattarella veniva eletto presidente della Repubblica al quarto scrutinio, la Nasa dichiarava che c’è acqua su Marte, il Volo vinceva il Festival di Sanremo, Samantha Cristoforetti tornava sulla Terra dopo 200 giorni nello Spazio e Flavia Pennetta da Brindisi, Italy, ex numero 6 della classifica mondiale del tennis, classe 1982, decollava verso il suo personalissimo iperuranio spiccando il volo da un rettangolo di cemento blu piazzato nel Queens, il più grande dei distretti di New York, la città delle mille luci e di una sola stella italiana in 138 anni di storia dell’Open Usa al femminile, il quarto degli Slam stagionali. Il 12 settembre 2015 Pennetta-Vinci, il derby azzurro in finale, apparecchiava a Flavia l’uscita di scena che nemmeno Roger Federer si è potuto permettere. Alzare la coppa e dire: «Mi ritiro, ciao». Il coraggio di lasciare in cima alla montagna, godendosi il panorama.








