Nel segno di Yildiz. Il sorriso birichino del giovane turco riscalda il cuore della Juve dopo un primo tempo grigio e regala una partenza dolce. Kenan, 20 anni, è l’apriscatole bianconero. Quando si sveglia cambia lo spartito. Due assist e passa la paura. Anche le altre stelle lasciano il segno: Bremer, titolare 326 giorni dopo l’infortunio a Lipsia, salva un gol sullo 0-0 e David, il nuovo centravanti, si presenta ai suoi tifosi con il primo acuto. Ma nella notte della festa non si può dimenticare neppure lo scomunicato Vlahovic, che entra qualche secondo dopo l’espulsione di Cambiaso e alla prima giocata segna il gol della tranquillità, trasformando i fischi (timidi) in un boato. Il Parma, votato a una partita difensiva, nonostante il debuttante Cuesta sia cresciuto alla scuola di Arteta e del calcio spettacolo, è battuto. Il pragmatico Tudor, in attesa di rinforzi, tira un sospiro di sollievo.
La Juve del primo tempo non è granché. Quella della ripresa più decisa e convincente, appesa all’estro di Yildiz, il giocatore migliore, chiamato quest’anno alla definitiva consacrazione. Tre punti per cominciare bene l’avventura e per confermare che la squadra ha voglia, è seria, si batte anche quanto niente le riesce come sino all’intervallo. L’unica sconfitta dell’allenatore bianconero è arrivata proprio contro il Parma, lo scorso aprile al Tardini. Il riscatto è una dolce ripartenza verso l’ignoto in attesa di capire come cambierà la squadra nell’ultima settimana di trattative.











