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24 AGOSTO 2025
Ultimo aggiornamento: 21:04
L’Alaska era apparsa lo snodo per avvicinare Mosca e Kiev ma dopo dieci giorni le lingue che parlano Russia e Ucraina sembrano ancora seguire vocabolari diversi. Volodymyr Zelensky promette nel giorno dell’indipendenza del Paese (avvenuta 34 anni fa, ai tempi dell’Urss) che gli ucraini riprenderanno i territori occupati: Crimea, Donetsk, Lugansk, Kherson, Zaporizhzhia. “Lì ci sono i nostri cittadini, e nessuna distanza tra noi può cambiare questo, e nessuna occupazione temporanea può cambiarlo. Un giorno la distanza tra gli ucraini scomparirà, e saremo di nuovo insieme come un’unica famiglia, come un unico Paese. È solo questione di tempo”. Ad oggi appare una promessa scritta nell’acqua, a dir poco. Ma se negoziato sarà, se un bilaterale davvero a un certo punto si organizzerà, secondo il Cremlino dovrà ripartire da Istanbul, dove si sono interrotti i negoziati tre anni fa. A parlare, di nuovo, è il ministro degli Esteri Serghei Lavrov che dà giorni usa l’estintore a ripetizione per chiarire che un accordo in tempi brevi non ci può essere. I Paesi occidentali “stanno tentando di bloccare i colloqui di pace” e Mosca si augura che questi tentativi “siano sventati”. Un bilaterale, come ha detto il presidente Usa Donald Trump? “Gli incontri al massimo livello, i vertici, soprattutto tra i leader di Russia e Ucraina, devono essere preparati molto bene”. “Abbiamo suggerito di elevare il livello delle delegazioni che si sono incontrate e si incontreranno a Istanbul per affrontare questioni specifiche che devono essere portate all’attenzione del presidente Putin e Zelensky”. Adelante ma con molto juicio, insomma (e intanto si combatte). L’insistenza di Zelensky sul bilaterale con Putin, è l’ultima frecciata di Lavrov, “è solo un gioco del presidente ucraino, vuole teatralità“.










