La scritta anni Trenta in marmo sulla facciata del palazzo è stata tolta nel 2019 dagli attivisti (ma sul muro ancora si intravede l’ombra) prima che venisse rimossa dai vigili urbani accompagnati dall’allora sindaco Virginia Raggi. Poi le bandiere alle finestre sono state sostituite da un unico vessillo sulla terrazza. Ma il nome CasaPound campeggia sempre sul citofono con telecamera di videosorveglianza che, anche a fine agosto, con il quartiere deserto, serve per controllare l’arrivo di eventuali persone indesiderate o sospette. Il palazzo di proprietà dell’Agenzia del Demanio (dipendente dal Mef), quindi dello Stato, di via Napoleone III, civico 8, a due passi dalla stazione Termini, è giunto quasi (era il 27 dicembre 2003) al ventiduesimo anno di occupazione abusiva da parte dei militanti del movimento di estrema destra, oggi l’unica in Italia: all’interno una ventina di nuclei familiari.