Anche Casa Pound rientra nei centri sociali che andrebbero sgomberati. Lo ha detto il ministro degli Interni, Matteo Piantedosi, parlando a margine del Meeting di Rimini. «Io sono stato, - ha spiegato - da prefetto di Roma, colui che l'ha inserito nell'elenco dei centri che sono da sgomberare prima o poi e prima o poi arriverà anche il suo turno».
Quanto alle parole del collega di governo Alessandro Giuli che aveva ipotizzato la non necessità di uno sgombero, «credo - ha detto Piantedosi - abbia detto che se si legalizza in qualche modo potrebbe non essere sgomberato. E' successo già ad altri centri, il comune di Roma ha comprato addirittura delle strutture per legalizzarli, è successo anche in altre città».
Rispetto al Leoncavallo, invece, il ministro ha detto che lo sgombero «non e' stato anticipato, anzi noi siamo stati condannati per un ritardo nell'esecuzione dello sfratto. Io ricordo a tutti che abbiamo pagato e siamo stati condannati a pagare per quel ritardo 3,3 milioni euro solo per i dieci anni pregressi e ogni ritardo avrebbe comportato un ulteriore risarcimento. Voi capirete - ha aggiunto - che non era più procrastinabile nel momento in cui era possibile restituire la proprietà, è stata fatta un'operazione quantomeno doverosamente logica».










