Il giorno dopo lo sfratto del Leoncavallo resta il silenzio intorno all'ex cartiera di via Watteau che per trent'anni ha ospitato il centro sociale e la sua musica, oltre alla rabbia per un blitz agostano "elettorale" e alla necessità per il 'Leo' di trovare una nuova casa.
A difendere l'azione scende in campo il ministro della Cultura Alessandro Giuli, che al Meeting di Rimini definisce la posizione del governo "la più ragionevole": "non ci devono essere spazi di illegalità e incubatori di violenza". Sgombero sia, dunque, ma "se la domanda specifica è: 'Bisogna sgomberare Casa Pound?' - aggiunge - la risposta specifica è: nella misura in cui Casa Pound si allinea a dei criteri di legalità, no".
Per la vicesindaca di Milano Anna Scavuzzo, invece, ieri c'è stata una inutile prova di forza perché con lo sfratto "non è risolta la questione del Leoncavallo, non so se al ministro Piantedosi è chiaro". E mentre continuano le polemiche con rimpalli fra centrodestra e centrosinistra, è arrivata da più parti - ministro Giuli compreso - la solidarietà al gruppo Angelucci per le minacce anarchiche arrivate all'editore e ai responsabili di Libero e Il Tempo. Per il centro sociale più famoso d'Italia la soluzione che si profila è quella degli spazi comunali di via San Dionigi per cui l'associazione Mamme antifasciste del Leoncavallo aveva inviato una manifestazione informale d'interesse il marzo scorso.










