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Il critico d'arte aveva definito i sotterranei del centro sociale la "Cappella Sistina contemporanea" e la Sopraintendenza ha posto un vincolo nel 2023
Il Leoncavallo dopo lo sgombero è salito al centro del dibattito politico (e non solo). Il centro sociale ha occupato per 31 anni gli spazi di uno stabile di proprietà privata che è stato reclamato e per il quale lo Stato ha già versato oltre 3 milioni di euro per mancata esecuzione dello sgombero. Ma questi 31 anni hanno lasciato una traccia che rischia di essere indelebile per i proprietari che hanno ripreso possesso della struttura, perché nei sotterranei dello stabile ex Leoncavallo ci sono graffiti che nel 2023 la Soprintendenza del Comune di Milano ha vincolato e che non possono essere eliminati se non dopo autorizzazione. Vittorio Sgarbi nel 2006 definì quel luogo come "Cappella Sistina contemporanea" e annunciò l'intenzione di farne un museo, idea che poi non andò in porto.






