Il Premio Mattia Torre nasce dall’esigenza di trovare la genialità dello sceneggiatore romano, mancato nel 2019, tra le penne del futuro. Rivolto ad autori e autrici under 35, l’hanno ideato gli amici, i compagni di lavoro, che con Mattia hanno condiviso mestiere e ironia e ora raccolgono la sua eredità provando a trasformarla in occasione per altri. Per questa prima edizione sono arrivati 527 monologhi, che andranno in scena al Teatro dell’Unione di Viterbo tra il 3 e il 4 ottobre. In giuria proprio gli amici di Mattia: Geppi Cucciari, che condurrà le serate, l’attore Valerio Mastandrea, Giacomo Ciarrapico e Luca Vendruscolo, che insieme a Torre sono stati autori della celebre serie Boris. Ai quattro si aggiunge Valerio Aprea, attore che ha interpretato lo stesso Torre proprio in Boris.
Soddisfatti di com’è andata la prima edizione del Premio?
«Più che di soddisfazione si può parlare di commozione, nel constatare che Mattia ha innescato 527 cervelli a misurarsi con questa esperienza. Per noi è molto toccante. Tutti noi ci chiedevamo quanti monologhi sarebbero arrivati: non sappiamo se 527 sono tanti o pochi, a noi sembra un numero considerevole. Quanto al livello dei prodotti, non so giudicarlo, ci stiamo mettendo mano ora, il bilancio si farà alla fine».






