«Durante l'anno a Padova volevo interrompere le cure a mio figlio. Mia moglie era contraria, sono intervenuti i carabinieri e hanno minacciato di ritirarmi la patria potestà. Oggi, con il senno di poi, penso di aver sbagliato a non essere più fermo: non abbiamo fatto altro che prolungare l'agonia del mio Mattia». Nonostante il dolore che non lo abbandona da otto anni, il padre di Mattia Maestri, Giovanni Battista, non perde la forza di raccontare la battaglia di suo figlio, oggi 12enne, che dal giugno 2017 vive in stato vegetativo. Mattia, allora di soli quattro anni, ha mangiato un formaggio a latte crudo del caseificio di Coredo contaminato da Escherichia Coli: un'infezione che lo ha ridotto in fin di vita, scatenando una battaglia legale e una personale che non si è mai fermata. La sentenza della Corte di Cassazione ha confermato le condanne a carico dell'ex presidente e del casaro del caseificio sociale, ma per la famiglia Maestri la vera lotta è contro la disinformazione. Un impegno rinnovato dopo l'ultimo caso di venerdì, con il bambino bellunese di un anno ricoverato in condizioni gravi a Padova a causa della Sindrome emolitico-uremica, la stessa che ha colpito Mattia. Il dibattito della comunità scientifica vede schierato anche il virologo Roberto Burioni: «Il latte crudo è pericoloso, punto e basta - aveva dichiarato a maggio al Corriere del Trentino -. Consumarlo è un'imprudenza sempre, ma farlo bere ai bambini è un rischio gravissimo». In questo contesto di allarme, Giovanni Battista Maestri torna a parlare.
Bambino in coma per un formaggio con il latte crudo, il padre: «Ha 40 crisi epilettiche al giorno. Ho perso la fede e volevo staccargli la spina: fermato da mia moglie e i carabinieri»
Mattia Maestri ha 12 anni, dal 2017 è in stato vegetativo dopo aver mangiato un formaggio contaminato da Escherichia Coli: «Volevo bloccare le cure ma i carabinieri mi hanno minacciato il ritiro della patria potestà»









