Segui tutte le inchieste del Fatto Quotidiano

Ultimo aggiornamento: 7:45

di Daniela Lino

Sono nata a Reggio Calabria e vissuta per la maggior parte della mia vita a Messina, però mi piace definirmi “strettese” perché quando penso alle mie radici le sento proprio affondare nelle profondità delle acque dello Stretto, tra i gorghi e le maree, le leggende e i miti, le feluche e la risacca dei due mari – Ionio e Tirreno – che si incontrano, si scontrano e danzano mescolando continuamente correnti fredde e calde, rivendicando la propria identità, che di fatto svanisce tra le sfumature dell’azzurro.

La mia stessa nascita è stata un ponte tra Calabria e Sicilia, tra la mia mamma di Scilla e mio papà dell’entroterra palermitano. Da bambina le navi Caronte-Tourist erano i mezzi che mi permettevano di raggiungere i miei parenti sulla costa calabrese. Da studentessa attraversavo lo Stretto quasi ogni giorno con l’aliscafo per seguire le lezioni all’Università, fare revisioni, sostenere esami alla Facoltà di Architettura. Anche il giorno della mia laurea, momento importantissimo nella mia vita, ho attraversato lo Stretto.