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23 AGOSTO 2025
Ultimo aggiornamento: 8:58
“Signora mia, dove andremo a finire: ai miei tempi con 10 euro ci mangiavi un mese intero, oggi non bastano più per una settimana!”. Questa scenetta, a cui potete assistere quotidianamente in qualsiasi mercato del Paese, immaginatevela replicata pari pari, solo sul calciomercato, dove i 10 euro sono milioni, e i vari Marotta, Tare, Comolli, Manna, Massara, nei panni delle sconsolate vecchiette alle prese con il caro vita. È l’inflazione del pallone, che come quella reale colpisce sempre i più deboli, cioè la povera Serie A.
Se c’è una tendenza che ha accompagnato tutta l’estate e determinerà il campionato che verrà, è l’impotenza delle nostre squadre sul mercato globale. I nostri club hanno fondi limitati e si accorgono presto che col budget a disposizione non riescono minimamente a coprire tutti i loro bisogni. E ci sarà pure una qualche retorica populista nel lamentarsi del presente e rimpiangere i tempi passati, quando tutto costava meno e si stava meglio. Ma certo ormai come ti giri e ti giri, partono schiaffoni a sette zeri. Per meno di venti milioni non prendi nemmeno un terzino. Per un attaccante devi rovinarti. Se poi vuoi puntare sul made in Italy peggio ancora, gli azzurri forti (o presunti tali) sono pochi, e chi ce li ha se li fa pagare caro. Sta di fatto che con i soldi di un intero mercato o compri solo uno o due giocatori, lasciando scoperti interi reparti, o li spalmi su più acquisti che però non migliorano davvero la squadra titolare.







