Verrebbe da dire che «c’è un limite a tutto». E, in questo caso, si tratta di una «demarcazione» che ha le sue motivazioni. «Confine» che, evidentemente, non a tutti piace. Ma che diventa, gioco forza, necessario - fino a trasformarsi in un «divieto» - quando quei limiti si sbragano. E gli esempi non mancano. Il cane preso in braccio dal padrone e sollevato, per farlo bere meglio dall’acquasantiera. O quello lasciato libero di scorrazzare vicino all’altare. Senza parlare di quei «ricordi» lasciati sul pavimento di marmi policromi - risalente all’ultimo quarto del 18esimo secolo - da più di un quattro zampe. Il caso è quello della parrocchia di San Nicolò. Quella dietro l’Arena. È lì che quei limiti sono diventati evanescenti e dove «una decisione del parroco ha lasciato tutti di sale. Sui portoni e all’interno della chiesa, sono stati affissi cartelli in lingua italiana e inglese, dove si vieta l’accesso ai cani». A spiegarlo è il movimento Centopercentoanimalisti, in un comunicato che fa da seguito a quello che è stato, martedì pomeriggio, un «blitz» davanti al sagrato della chiesa, dove è stato lasciato uno striscione. «I cani sono angeli. San Francesco docet», la scritta con il logo degli attivisti. I commenti a quel divieto sulla pagina Facebook di Centopercentoanimalisti si sprecano. E sono tutti di riprovazione verso quel «limite».