A Verona, nella parrocchia di San Nicolò, è stato deciso che, nero su bianco, con cartelli in italiano e inglese: “Il cane non entra in chiesta – The dog does not enter the church”, i cani non entrano nel tempio. La decisione del parroco, Monsignor Ezio Falavegna non è piaciuta.
Ma, spiegano gli animali di centopercentoanimalisti, “per colpa di un paio di maleducati, non devono rimetterci tutti”. E poi c’è da dire che, spiegano ancora, “nel breve dialogo di mercoledì scorso tra i nostri Militanti e il Diacono Bruno, è stato consigliato di esporre dei cartelli di avviso di come comportarsi nel caso di entrata con i cani, ma non di divieto”.
A quanto pare, infatti, gli ecclesiastici devono spesso pulire il marmo del XVIII secolo dai “ricordi” lasciati, per esempio, da un cocker spaniel. Oppure, a volte, i cani vengono sollevati come Simba nel Re Leone per bere dall’acquasantiera. Oppure vengono fatti trotterellare felici vicino all’altare come se fosse il parco giochi del quartiere.
Viene in mente quando una signora chiese a papa Francesco di benedirle il cagnolino. Lo raccontò proprio il pontefice nel maggio del 2023: "Quindici giorni fa, all'udienza del mercoledì, io andavo a salutare, arrivai ad una signora. Saluto la signora e lei apre una borsa. E dice: 'Me lo benedice il mio bambino?', un cagnolino. Lì non ho avuto pazienza e ho sgridato la signora: 'Signora, tanti bambini hanno fame e lei col cagnolino'". Carla Rocchi, presidente dell'Ente nazionale protezione animali (Enpa), aveva subito commentato: "Mi domando molte volte perché il Papa si è voluto chiamare di Francesco. Chi non ama gli animali non ama neanche i bambini perché chi è capace d'affetto lo dà agli animali e ai bambini. Siamo sicuri che se il Papa ci riflette un po' si convincerà anche lui".









