La stagione è delle migliori, anzi la migliore negli ultimi anni. Qualcuno parla di normalità della vendemmia in Sicilia, che già la normalità da queste parti è rivoluzione: in ogni caso le previsioni, fin qui, dicono che in Sicilia sarà una bella annata. Secondo l’enologo Giacomo Alberto Manzo, «le quantità attese dovrebbero attestarsi intorno ai livelli del 2022, con una produzione stimata di circa 3,5 milioni di ettolitri di vino e un raccolto complessivo di 4,7-5 milioni di quintali di uva». Un punto fermo perché i produttori siciliani puntano a recuperare le produzioni perse l’anno scorso e nel 2023, anni in cui il calo è stato parecchio alto a causa di siccità e peronospera: insomma in Sicilia non c’è, dicono in tanti, un problema di eccesso di vino in cantina.

Così una stagione tutto sommato tranquilla è l’occasione giusta per un settore che vale almeno mezzo miliardo per ripensare il modello, per rimettere a posto alcuni tasselli di un puzzle che è in continuo cambiamento anche alla luce dei dazi degli Stati Uniti. Il ragionamento è già stato avviato su diversi fronti e i consorzi di tutela e le aziende hanno avviato le loro strategie, tutte innestate su una grande tradizione imprenditoriale. Partendo da un dato che è, prima di tutto, culturale.