Solo la consapevolezza che tutti siamo poveri, «che nulla è nostro, neppure noi stessi» è il motore che ci può muovere per aiutare chi ha meno. Dice il poeta Davide Rondoni, presidente del Comitato per le celebrazioni dell’ottavo centenario della morte di San Francesco, aprendo il talk al Meeting di Rimini sul tema La differenza fra povertà e miseria muove la carità che «l’esperienza della povertà (e cita il canto che Dante dedica a San Francesco, ndr.) è l’esperienza di tutti coloro che non hanno dimenticato di non essere padroni del mondo. Il vero brivido è sapere che nemmeno io sono mio». I poeti fanno domande scomode e lui interroga la platea sul «come mai mentre c’è tanta retorica sul welfare e sulla finanza assistiamo a un aumento della povertà». «Non si può andare avanti così con uno Stato pesantissimo e una finanza rapace». È «amare che parifica il mondo», aggiunge citando poi un altro poeta, Mario Luzi, «mentre oggi c’è una società che richiede amore». Giudica molto interessanti le esperienze dei banchi, farmaceutici e non solo, che hanno «un alto valore sociale, perché la gente che non ama è più debole». E un invito a chi sta nei palazzi del potere a non confondere la povertà con la miseria. «La povertà è l’esperienza che può fare l’uomo più ricco del mondo se abbraccia i figli non suoi, la povertà è uno sguardo al mondo e a se stessi, mentre la miseria è una condizione da combattere». C’è una risorsa che però tutti abbiamo ed «è riaccendere il cuore facendo ognuno la propria parte, se si ha il cuore avvilito non si va da nessuna parte. Bisogna nutrire il cuore di cose non avvilenti».
Il poeta Davide Rondoni: «L’esperienza della povertà? Riguarda tutti»
Il poeta ospite del talk al Meeting di Rimini sul tema «La differenza fra povertà e miseria muove la carità» con i presidenti dei Banchi Alimentare, Farmaceutico, Informatico, delle Cose, Stefano Barrese, di Intesa Sanpaolo e Ettore Prandini di Coldiretti








