Probabilmente parecchi di voi se la sono persa, ed è un gran peccato. Sì, perché l’intervista di Melissa Panarello (debuttante con l’erotico-furbetto Cento colpi di spazzola prima di andare a dormire, poi agente letterario e finalista allo Strega) a Chiara Valerio (la variante letteraria dello schleinismo, tendenza supercazzola, anch’essa finalista allo Strega, è tecnicamente una compagnia di giro), uscita su La Stampa, è un documento preziosissimo sulla parabola dell’intellettuale di sinistra, parlandone da vivo.
Da Marx alla muffa, dalla critica dell’economia politica alla nobilitazione bozzettistica del micelio, e vorremmo fosse un’iperbole. Tema della chiacchierata tra le due De Beauvoir 5.0 (perdonaci Simone): «Casa mia, dove acqua fredda e calda sono invertite». Deve essere sembrata un’immagine particolarmente rivoluzionaria a Chiara: lotta dura contro gli stereotipi binari delle doccia (per non parlare dello storico discriminato, il tiepido).
Gran parte del dialogo è infatti una fenomenologia dei luoghi e dei gusti casalinghi della Valerio, che pare sia il motivo per cui in tutta Italia sono state transennate le edicole, a protezione della folla di lettori interessati.
Apprendiamo così che «lo scorso anno ho abitato a Venezia 230 giorni, il resto a Roma e molto in albergo» e, ancora scossi dalla rivelazione, immaginiamo abbia «fatto cose visto gente» dappertutto. Comunque, il cuore della questione è che «quando prendo casa viene mio padre e ci mettiamo a fare dei lavoretti o lavorucci, e quando questi riguardano l’acqua, la fredda e la calda sono invertite».






