Rimini, 22 ago. (askanews) – Una mamma israeliana e una palestinese sullo stesso palco. Insieme. Raccontano la perdita dei rispettivi figli. Elana Kaminka, israeliana, madre di Yannai, soldato ucciso il 7 ottobre 2023. Layla al-Sheik, madre musulmana di Betlemme, ha visto morire il figlio tra le braccia, Qusay, nella seconda Intifada. Si apre con questa immagine la 46esima edizione del Meeting per l’Amicizia dei Popoli, a Rimini. “Era molto giovane quando l’abbiamo perso, non aveva ancora 21 anni – dice Elana – era un grande pensatore e si interrogava su cosa significava essere un leader. Aveva alcuni valori, in primis che occorre amare le persone e il secondo la responsabilità. Per me Yannai era un esempio, avrebbe potuto dare tanto al mondo e io cerco di lavorare al suo posto”, aggiunge Elana.
“Dopo essere stato ucciso ho avuto la sensazione di aver perso tutto – racconta -. Ho visto immagini orribili del 7 ottobre, ho preso esempio da mio figlio e mi sono detta: ‘devo seguire i suoi valori, il suo esempio e capire come creare la pace, non certo con la violenza”. “Poi ho incontrato la mia amica Layla e sto cercando di mostrare con i fatti i valori in cui credo”.
Layla racconta di aver impiegato 16 anni per accogliere le ferite e il dolore della perdita di un figlio. “Dopo 16 anni – racconta – ho incontrato una persona amica che non vedevo da tantissimo tempo e che mi ha parlato del The Parents Circle Families Forum. Fino a quel momento non avevo mai creduto in questo tipo di organizzazioni. Poi un mio amico – dice – mi ha invitato a una conferenza, con solo palestinesi. Ma a un certo punto sono arrivati degli ospiti israeliani e mi sono sentita a disagio, all’inizio. Ho visto qualcosa di incredibile: palestinesi e israeliani parlare insieme, era la prima volta che assistevo a una scena del genere. Ho sentito israeliani parlare di come avevano perso i loro cari: era la prima volta che li vedevo come essere umani, ho visto le loro lacrime. Da li è partito tutto, il mio impegno per il dialogo”.











