Le vicende dei bond sovrani e degli spread delle ultime settimane hanno messo in crescente evidenza dinamiche tra loro strettamente interrelate e solo apparentemente nuove, in quanto hanno origini lontane.
Da oltre un anno e mezzo, in particolare, seguiamo costantemente su queste colonne tre macro-fenomeni convergenti. Il primo fenomeno è la crisi strutturale del debito pubblico della Francia, Paese politicamente instabile e incapace di porre un freno al suo elevato deficit mediante opportune riforme. Parigi ha inoltre una gran quantità di debito finanziato da investitori esteri a cui ha offerto finora interessi bassi ma che ora pretendono premi di rischio più alti. Si vedano i nostri articoli: “Francia, il debito pubblico francese supera quello italiano di 244 miliardi” (1° febbraio 2024); e “La Francia è il vero malato d’Europa” (10 luglio 2024).
Il secondo fenomeno è la rilevante stabilizzazione dei conti pubblici italiani, che hanno attratto acquisti di nostri titoli di debito sia da parte di famiglie e, in minor misura, imprese italiane (grazie alla nostra elevata ricchezza finanziaria privata interna) sia parte di investitori stranieri (sempre più fiduciosi verso i nostri bond): “Il debito pubblico italiano si regge su ricchezze interne ed è più sostenibile di quello di altri Paesi” (18 giugno 2024); “Famiglie garanzia del debito” (25 luglio 2024); “Italia, il debito/PIL invariato rispetto al 2019” (17 ottobre 2024); “Squilibri macro Italia promossa in Europa” (24 dicembre 2024); “Italia prima per debito autofinanziato” (7 maggio 2025).








