Ci sono i costi umani, impossibili da quantificare. Vite spezzate, esistenze distrutte. Traumi individuali e collettivi che si potranno superare - forse - solo tra molti anni. Un fossato su cui corre un fiume di odio che si allarga giorno dopo giorno. E ci sono poi i costi economici che si sommano a quelli umani e rendono il quadro ancora più pesante. L’operazione che sta portando migliaia di soldati e mezzi delle Israel Defence Forces dentro la città di Gaza dovrà fare i conti non solo con l’ imprevedibilità della guerriglia urbana su un terreno pieno di insidie con decine di imboscate, possibili assalti suicidi, probabili tentativi di rapire soldati. Ma deve affrontare una serie di problemi logistici ed economici che avranno un peso enorme e potrebbero in qualche modo condizionare l’andamento della campagna Gedeone 2. Problemi a cui il capo di stato maggiore israeliano Zamir ha dedicato non poca attenzione in questi giorni di preparazione dei piani di ingresso delle truppe di terra. Problemi logistici innanzitutto. Lo spostamento di circa un milione di persone lungo percorsi sicuri presuppone la rimozione di milioni di tonnellate di macerie. Si calcola che nel 363 chilometri quadrati della Striscia ci siano tra i 45 e i 47 milioni di tonnellate di detriti e polvere e il costo dell’operazione, considerando anche la bonifica ambientale e degli ordigni, è stimato tra gli 800 milioni e il miliardo di dollari. Uno spostamento così massiccio di persone comporta anche la previsione di altri campi in cui la popolazione sarà ricoverata (sono già state fatte affluire centinaia di tende) e centri di distribuzione del cibo. Ci sono poi i costi di chiamata di 60mila riservisti portando il numero complessivo a 120mila e il probabile prolungamento della durata di altri 20mila.